distorsione di caviglia

Una distorsione di caviglia è un infortunio con il quale vengono interessati alcuni legamenti che sostengono la caviglia.

Le ossa che compongono l’articolazione della caviglia, cosiddetta “Articolazione Tibio-Tarsica”, sono in tutto quattro: Tibia, Perone, Astragalo e Calcagno (non proprio in continuità assoluta, ma strettamente connesso con l’apparato legamentoso).

L’apparato legamentoso del collo del piede può essere distinto in:

  • Compartimento Esterno: formato dal legamento collaterale esterno con i suoi fasci (legamento peroneo astragalico anteriore, peroneo calcaneare e peroneo astragalico posteriore) e dal legamento tibio-peroneale anteriore e posteriore;
  • Compartimento Interno: formato dal legamento collaterale interno chiamato anche “legamento deltoideo”.

Si stima che solo in Italia ci sono circa diecimila traumi distorsivi alla caviglia, rendendo questa tipologia di distorsione una tra le più frequenti nello sport, ma anche nella vita quotidiana.

Gli sport dove questo trauma è più frequente sono il calcio, il basket, la pallavolo e la corsa. La motivazione di tanta frequenza va ricercata soprattutto nell’anatomia di questa articolazione su cui pesa sia l’intero peso corporeo sa i movimenti che tale articolazione permette.

 

Le distorsioni di caviglia possono essere divise sostanzialmente in due gruppi ed associate a fratture ossee nei casi più gravi:

  • Distorsioni in Inversione (è la più frequente circa il 90% dei casi) quando il piede ruota forzatamente verso la parte interna e vengono lesionati i legamenti del compartimento esterno;
  • Distorsioni in Eversione quando il piede ruota forzatamente verso la parte esterna e vengono invece lesionati i legamenti del compartimento interno.

 

Come ho già accennato, questo trauma avviene per lo più durante le attività sportive, ma voglio ricordare anche alcuni fattori predisponenti che possono aumentare le probabilità di distorsione:

  • Lassità capsulo-legamentosa costituzionale;
  • Squilibri posturali e alterazioni dell’appoggio (anomalie del retro piede);
  • Squilibri muscolari (ipotonia dei muscoli peronei);
  • Sovrappeso;
  • Alterazioni e disturbi propriocettivi;
  • Calzature non idonee (i famosi tacchi per le Signore).

 Il meccanismo distorsivo determina un danno ai tessuti, muscoli e soprattutto alle strutture legamentose che, in base all’entità del movimento, possono solo allungarsi (distrazione) oppure rompersi (lesione completa o parziale). Proprio per questo, i traumi distorsivi vengono suddivisi in tre categorie in base alla loro gravità:

  • Distorsione di primo grado (senza rotture legamentose);
  • Distorsione di secondo grado (rottura parziale di alcuni legamenti);
  • Distorsione di terzo grado (rottura totale dei legamenti e spesso è necessario l’intervento chirurgico);

Ma quali sono i segni e i sintomi di questa famosa distorsione?

In base al meccanismo discorsivo e alla gravità del fatto, i sintomi possono essere poco lievi o altamente invalidanti.

Il primo sintomo è naturalmente il dolore acuto, che si può irradiare dal piede, al calcagno o più in alto verso la gamba. Si apprezza quasi immediatamente anche un gonfiore (edema) che avvolge l’articolazione sia nel comparto interno che esterno (solitamente la parte dell’articolazione interessata al danno anatomico avrà un gonfiore maggiore). Poco dopo può comparire una tumefazione (livido) con un ematoma, che può essere lieve, fino ad estendersi su tutta l’area della lesione (generalmente, la presenza di ematoma indica una lesione legamentosa). Limitazione funzionale e instabilità articolare sono gli ultimi due segni si manifestano dopo una trauma di questo genere.

 


Il mio consiglio dopo qualsiasi tipo di distorsione è quello di indagare con una lastra e un’ecografia la reale entità del danno, al fine di programmare il miglior trattamento fisioterapico nel più breve tempo possibile.

Come è facile intuire, i tempi di guarigione sono legati al grado della lesione. In ogni caso, qualunque sia il tipo di lesione, il protocollo che vede sempre essere applicato fin dal momento stesso del trauma è il cosiddetto “Protocollo PRICEMM”, dove PRICEMM è un acronimo in inglese che sta per “Protezione, Riposo, Ghiaccio, Compressione, Elevazione, Terapie Mediche e Strumentali”.

 

Al contrario di quello che si è sempre pensato, la parte interessata alla lesione deve essere immobilizzata il meno tempo possibile e l’utilizzo di terapie fisiche come Laser, Tecar e Ultrasuoni già nell’arco delle 24/48 h successive al trauma sono un ottimo strumento per ridurre in modo considerevole infiammazione, dolore, edema e favorire i processi riparativi.

Escludendo la fase iniziale, le cui modalità di approccio sono uguali, non si può stilare né un trattamento fisioterapico unico e globale per tutte le distorsioni né una tempistica di guarigione in quanto le modalità di riabilitazione variano a seconda della loro gravità.

 


 

In ogni caso, il percorso fisioterapico consisterà:

  • In fase iniziale, riduzione dell’infiammazione, del dolore e dell’edema con terapie fisiche e strumentali quali: Laser di potenza, Tecar e Ultrasuoni;
  • Stretching e allungamenti passivi per recuperare l’elasticità tissutale;
  • Quando le condizioni cliniche migliorano, si effettueranno esercizi di rinforzo di tutti i distretti muscolari interessati secondo intensità sempre maggiori;
  • Esercizi di rieducazione propriocettiva con tavolette e cuscinetti destabilizzanti;
  • Eventuali esercizi gesto-specifici per permettere all’atleta di tornate all’attività sportiva.

Le tempistiche per un recupero funzionale completo possono variare da circa 2 settimane per le lesioni di 1° grado, al mese/mese e mezzo per una lesione di 2° grado, fino ai 3 mesi per una lesione totale di 3° grado. Il trattamento deve seguire i tempi di guarigione fissati dai processi di riparazione biologica e deve essere rispettato in tutte le fasi del trattamento senza dimenticare come finalità le reali esigenze del paziente.

 

 

Se volete prenotare una prima visita di valutazione e comprendere meglio il percorso fisioterapico più adatto alla vostra situazione clinica contattatemi chiamando il numero 3473034660. Sarò felice di aiutarvi e di rispondere alle vostre domande.